Le diverse tipologie di accesso vascolare: classificazione, indicazioni e gestione clinica

Gli accessi vascolari costituiscono un presidio fondamentale nella gestione del paziente acuto e cronico.
La scelta del dispositivo più idoneo deve basarsi su criteri clinici, farmacologici e organizzativi, con l'obiettivo di garantire sicurezza, durata funzionale e riduzione delle complicanze meccaniche e infettive.

 

Accessi venosi periferici (PIV – Pheriperal Intravenous Catheter)

Descrizione e caratteristiche tecniche:
Cateteri di piccolo calibro (14–24 G) inseriti in vene superficiali, principalmente a livello dell'avambraccio del dorso della mano.

Durata di utilizzo: < 96 ore
Indicazioni: infusioni a breve termine di soluzioni isotoniche e farmaci non vescicanti.
Complicanze principali: flebiti chimiche o meccaniche, infiltrazioni, occlusione precoce.
Gestione: inserimento asettico, fissaggio con medicazione trasparente semipermeabile, sostituzione secondo protocollo clinico.

 

 

Midline Catheter

Descrizione:
Catetere di lunghezza intermedia (8–20 cm) inserito in vene periferiche profonde (basilica, brachiale o cefalica), con la punta terminante a livello della vena ascellare o prossimale alla succlavia quindi non centrale.

Durata di utilizzo: fino a 4–6 settimane
Indicazioni: terapie antibiotiche prolungate, fluidoterapia ipotonica, pazienti con accesso venoso periferico difficoltoso.
Controindicazioni relative: farmaci vescicanti o con osmolarità > 900 mOsm/L.
Complicanze: tromboflebiti, ostruzione da fibrina, malposizionamento.

 

Cateteri venosi centrali (CVC –  Central Venous Catheter )

Descrizione:
Catetere posizionato in una vena centrale (giugulare interna, succlavia o femorale), con la punta a livello della vena cava superiore o inferiore.

Durata di utilizzo: breve o medio termine (giorni o settimane)
Indicazioni: somministrazione di soluzioni iperosmolari o vescicanti, nutrizione parenterale totale, accesso venoso in terapia intensiva, monitoraggio della pressione venosa centrale.
Complicanze: pneumotorace, trombosi venosa profonda, emotorace, infezioni correlate al catetere (CRBSI).
Note tecniche: posizionamento preferibilmente ecoguidato per ridurre le complicanze meccaniche.

 

PICC (Pheriperally  Inserted Central Catheter )

Descrizione:
Catetere centrale introdotto per via periferica, solitamente nella vena basilica o brachiale, con la punta posizionata nella vena cava superiore.

Durata di utilizzo: medio-lungo termine (settimane – mesi)
Indicazioni: terapie endovenose prolungate, chemioterapia, nutrizione parenterale, antibiotici ad alta osmolarità.
Vantaggi: posizionamento ecoguidato al letto del paziente, ridotto rischio di complicanze meccaniche.
Complicanze: trombosi venosa periferica, occlusione, dislocazione, infezioni da biofilm.
Gestione: lavaggio pulsante con soluzione fisiologica, medicazione sterile settimanale o al bisogno.

 

Cateteri tunnellizzati (es. Hickman, Broviac)

Descrizione:
Dispositivi centrali a lunga permanenza, posizionati chirurgicamente con un tratto sottocutaneo (tunnel”) che riduce la colonizzazione batterica.

Durata di utilizzo: lungo termine (mesi – anni)
Indicazioni: dialisi, terapie croniche endovenose, pazienti oncologici o immunodepressi.
Vantaggi: ridotta incidenza di infezioni rispetto ai CVC non tunnellizzati.
Complicanze: dislocazione, occlusione, infezioni del tunnel.

 

Cateteri venosi totalmente impiantabili (Port o Port-a-Cath)

Descrizione:
Sistema completamente impiantato sotto la cute, costituito da una camera in titanio o polimero e da un catetere con punta in sede centrale.
L'accesso avviene tramite ago non coring (Huber).

Durata di utilizzo: lungo termine (mesi o anni)
Indicazioni: pazienti oncologici, terapie intermittenti o croniche, gestione domiciliare prolungata.
Vantaggi: assenza di dispositivi esterni, ridotto rischio infettivo, migliore comfort e accettazione estetica.
Complicanze: dislocazione, occlusione, infezioni profonde del pocket, malfunzionamento valvolare.

 

Cateteri per emodialisi

Descrizione:
I cateteri per dialisi sono accessi venosi centrali di grosso calibro, progettati per consentire flussi ematici elevati (≥ 300 mL/min) necessari per la depurazione extracorporea.
Possono essere temporanei o tunnellizzati, in base alla durata del trattamento.

Cateteri per dialisi temporanei

              Durata di utilizzo: breve termine (fino a 3 settimane)

              Sedi di inserimento: vena giugulare interna o femorale (meno frequentemente succlavia)

              Indicazioni: insufficienza renale acuta, necessità urgente di emodialisi, accesso provvisorio

              Complicanze: infezioni, trombosi, dislocazione, ostruzione da coaguli

Cateteri per dialisi tunnellizzati (a lunga permanenza)

              Durata di utilizzo: medio-lungo termine (mesi – anni)

              Sede di inserimento: vena giugulare interna, con cuffia sottocutanea e punta in vena cava superiore

              Indicazioni: pazienti in dialisi cronica in attesa o in alternativa alla fistola artero-venosa

              Vantaggi: minore rischio infettivo rispetto ai cateteri temporanei, maggiore comfort

              Complicanze: stenosi venosa, infezioni del tunnel, occlusione del lume

Gestione clinica:
La manutenzione prevede lavaggi con soluzione eparinata, medicazioni sterili periodiche e monitoraggio ecografico della pervietà del lume e del flusso ematico.

 

Conclusioni

La gestione degli accessi vascolari richiede competenze multidisciplinari e aggiornamento continuo.
L'approccio ecoguidato, l'applicazione di protocolli basati sull'evidenza e la formazione costante sono essenziali per ridurre le complicanze e prolungare la durata funzionale dei dispositivi.

 

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