Gestione dell’accesso venoso periferico: sintesi delle principali linee guida internazionali

Gestione dell’accesso venoso periferico:  sintesi delle principali linee guida internazionali

Il catetere venoso periferico (CVP) è indicato per finalità diagnostiche e terapeutiche quali infusioni di liquidi, trattamenti farmacologici, prelievi ematici, monitoraggio emodinamico. Negli ultimi anni, nuovi dispositivi, tecniche di inserimento e raccomandazioni hanno modificato i criteri di scelta e gestione dell'accesso venoso periferico.

Classificazione: I CVP (cateteri venosi periferici) sono cateteri la cui punta si trova nel sistema venoso ma al di fuori della vena cava superiore, dell’atrio destro e della vena cava inferiore. In base alla loro lunghezza, possono essere classificati in (a) cateteri periferici corti (< 6 cm); (b) cateteri periferici lunghi (6–15 cm); (c) cateteri della linea mediana o “midclavicolari” (MC) (>15 cm). I CVP corti possono essere ulteriormente classificati come “semplici” o “integrati”, in base al loro design e materiale.

Indicazioni: Le linee guida EPIC3 e INS (Infusion Nurses Society) 2021 raccomandano che i CVP siano inseriti solo quando è clinicamente indicato (cioè in caso di utilizzo) e non di routine come precedentemente raccomandato. Le indicazioni per il posizionamento dei CVP secondo ERPIUP 2021 sono le seguenti: (a) infusione a breve e medio termine di soluzioni perifericamente compatibili (soluzioni endovenose con pH 5–9; farmaci con osmolarità 30 min) di soluzioni perifericamente incompatibili; ripetuti prelievi di sangue giornalieri; emodialisi; necessità di monitoraggio emodinamico; necessità di accesso endovenoso a lungo termine (>3–4 mesi). Le indicazioni per CVP specifici si basano principalmente sulla durata prevista del trattamento: sono appropriati per l'accesso di emergenza e/o di breve durata (24–48 h). I CVP “integrati” sono appropriati per l'accesso non di emergenza, quando la durata prevista è di 2–7 giorni.

Sede: Le linee guida concordano nella sede di inserimento dei CVP: preferibilmente sull'avambraccio o sulla parte superiore del braccio, evitando aree di flessione. Gli studi riportano l’importanza della condivisione della scelta del tipo di accesso vascolare con la persona assistita anche ai fini di una migliore accettazione e per un significativo aumento della compliance con effetto positivo sulla gestione e sulla cura del dispositivo stesso.

Preparazione cute e dispositivi di fissaggio: Si raccomanda la preparazione della pelle con clorexidina al 2% in alcol isopropilico al 70% utilizzando 30 s di attrito e lasciando asciugare 30 s. Gli standard di pratica INS raccomandano, soprattutto nei pazienti con difficoltà nell'accesso venoso (DIVA), l’uso della tecnologia infrarossi (NIR) per l'inserimento di CVP nelle vene superficiali e l'uso di guida a ultrasuoni (US) per l'inserimento nelle vene profonde. Per il fissaggio è raccomandato l’utilizzo di dispositivo senza sutura e a protezione del CVP, una medicazione trasparente semipermeabile. ERPIUP e INS consigliano, soprattutto nei pazienti a rischio di sanguinamento e infezioni, l’applicazione di colla cianoacrilica per stabilizzare il catetere e sigillare il sito di inserzione o, in alternativa, di considerare l'utilizzo di una medicazione ad azione antimicrobica.

Gestione: Per un utilizzo sicuro dei dispositivi, gli operatori sanitari devono essere a conoscenza delle raccomandazioni dei produttori relativamente ad ogni catetere, alla connessione e al tempo di permanenza delle linee infusionali e alla compatibilità di tali dispositivi con gli antisettici e con altri liquidi. Per la gestione dei CVP al fine di ridurre al minimo il rischio di infezione di fondamentale importanza sono: attenta igiene mani dell’operatore, disinfezione delle porte di accesso della linea venosa con clorexidina al 2% in alcol utilizzando la tecnica "scrub the hub" o tappini disinfettanti needle free, ispezione visiva quotidiana del punto di inserzione nonché la valutazione appropriata dei tempi di permanenza. I controlli devono essere più frequenti nei pazienti sedati o con deficit cognitivi e se il farmaco presenta valori limite di osmolarità/pH o potenziale lesività per l’endotelio. Si raccomanda di ridurre al minimo il rischio di occlusione effettuando un lavaggio pulsante (push/pause) con soluzione fisiologica e utilizzando siringhe da 10 o 20 ml in modo da non esercitare pressioni eccessive all’interno del catetere, prima e dopo ogni infusione o prelievo, dopo la somministrazione di farmaci, emoderivati o lipidi e considerare possibili incompatibilità farmacologiche. La sostituzione dei set infusionali deve avvenire sulla base dei seguenti criteri: ad ogni sostituzione dell’accesso vascolare, ad ogni sostituzione di un segmento del set infusionale, ogni volta che l'integrità del prodotto è compromessa o si sospetta che lo sia. La sostituzione delle linee infusionali, inoltre, deve essere effettuata considerando il tipo di farmaco/soluzione infusa e la modalità di infusione (es. continua vs intermittente). Per ridurre al minimo il rischio di flebiti/trombosi, ERPIUP raccomanda di evitare micromovimenti del dispositivo e di utilizzare il CVP solo per infusioni perifericamente compatibili. La rimozione è indicata nelle seguenti circostanze: dispositivo non più necessario; dispositivo non più appropriato o non utilizzato; guasto del dispositivo; dispositivo inserito in condizioni di emergenza o in sedi non consigliate come, ad esempio, sul dorso della mano o aree di flessione (da rimuovere entro 24–48); richiesta del paziente. Le potenziali complicazioni alla rimozione includono sanguinamento locale (da prevenire con compressione e colla), lesioni cutanee, mobilizzazione del trombo (raro – solo per CVC).

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